Utah e matrimonio gay… chi l’avrebbe mai detto?

La sentenza della Corte Suprema sui casi del Defense of Marriage Act (DOMA) e della Proposition 8 californiana ha capovolto il panorama dei diritti civili negli Stati Uniti, che già alle scorse elezioni aveva subìto una scossa grazie ai referendum passati in quattro Stati (Maryland, Minnesota, Washington e Maine – noti come The Four) inerenti a vari aspetti dei diritti LGBTQ.

Nelle scorse ore è arrivata una notizia che – nonostante possa apparire scontata nel mezzo del clima qui descritto – costituisce un’ulteriore profonda trasformazione e potrebbe segnare un futuro roseo per la cosiddetta marriage equality dei cittadini omosessuali americani.

A cogliere e ad esprimere con parole semplici l’importanza dell’avvenimento è stata Rachel Maddow, giornalista apertamente lesbica di MSNBC:

Non so perché questa volta è diverso… ma è diverso.

Il commento sintetico della Maddow fa riferimento a quanto avvenuto in Utah, dove la Corte federale ha annullato l’Amendment 3 definendolo incostituzionale.

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Cos’è l’Amendment 3?

È un emendamento alla Costituzione dello Utah, approvato tramite referendum il 2 novembre 2004, che definisce il matrimonio come un’unione tra uomo e donna, precludendo dunque ogni possibilità di approvare lo stesso diritto per le coppie omosessuali.

Il testo dell’emendamento:

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  • Il matrimonio consiste solo nell’unione legale tra un uomo e una donna.
  • Nessun altra unione domestica – indipendentemente dalla denominazione – può essere riconosciuta o ricevere lo stesso effetto legale.

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Perché la sentenza che riguarda lo Utah è importante?

Lo spiega l’ospite di Rachel Maddow, il giurista Kenji Yoshino della New York University:

È il segnale di un cambiamento, se consideriamo lo scarso sostegno alle unioni gay all’interno dello Utah. Gli attivisti LGBTQ non speravano neanche di poter vincere la battaglia in quello Stato. Il fatto che sia accaduto è straordinario.

Lo Utah si tratta infatti di uno degli Stati più religiosi e tradizionalisti dell’intera confederazione statunitense, nonché patria della Chiesa mormone americana. In poche parole, nessuno avrebbe mai pensato che un giorno gli omosessuali potessero sposarsi proprio in quello Stato.

La giornalista continua nell’analisi dell’evento, sottolineando inoltre l’aspetto giuridico della sentenza: per la prima volta negli Stati Uniti è stata annullata dalla Corte federale una modifica della Costituzione – avvenuta per di più attraverso una consultazione popolare – che metteva al bando il matrimonio tra persone dello stesso sesso.

La sentenza emessa dal giudice Robert J. Shelby nell’ambito della causa Kitchen v. Herbert potrebbe ora segnare definitivamente la strada verso l’approvazione delle unioni tra omosessuali a livello federale, come spiega Yoshino:

Nei trenta Stati con emendamenti costituzionali, una sentenza della Corte federale rappresenta la sola possibilità per le unioni LGBTQ (l’altra opzione, cioè il referendum, è da escludere in quanto territori notoriamente conservatori, nda). È ciò che potrebbe accadere in questo caso; vi sono decine di cause federali depositate contro il divieto al matrimonio gay.

 

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