Studio (discutibile) contro le famiglie omogenitoriali

Con il progressivo arrivo dei diritti agli omosessuali, molti gruppi – soprattutto religiosi e conservatori – stanno tentando di trovare una giustificazione alla propria omofobia. Il miglior modo per convincere le persone della non idoneità dei gay a beneficiare degli stessi diritti concessi agli eterossesuali è certamente quello di affidarsi ad una voce autorevole, cioè la scienza. Così, negli anni, sono stati condotti numerosi studi sulle abilità genitoriali degli individui LGBT: nel 2005, la ricerca dell’APA non ha rilevato differenze importanti tra i due tipi di famiglia, dichiarando «Nessuno studio può affermare che i figli di lesbiche o gay siano svantaggiati rispetto a quelli di coppie etero»; nel 2010, un nuovo studio ha scoperto che i bambini con due madri sono significativamente meno esposti ad abusi rispetto ai figli delle coppe formate da uomo e donna; altre ricerche hanno addirittura affermato che le donne lesbiche siano genitori migliori rispetto a tutti gli altri tipi di coppie.

Non contenti degli esiti, qualcuno ha spinto affinché venissero trovate le differenze tra genitori etero e genitori omosessuali. Così, un nuovo studio di Mark Regnerus – già autore di ricerche dal titolo esplicativo (Sesso prematrimoniale in America e Il frutto proibito) – pubblicato su Social Science Research ha dimostrato (secondo l’autore) i seguenti punti:

1. Gli studi condotti precedentemente non erano basati su un metodo valido che prevedesse un numero rilevante di campioni esaminati, dunque le suddette statistiche non hanno alcun valore.

2. Se i campioni da esaminare vengono scelti con un metodo più rigoroso, i risultati mostrano che i ragazzi figli di coppie omosessuali (con particolare riferimento alle lesbiche) presentano molte differenze dai figli di genitori etero, e generalmente negative. Infatti, secondo lo studio, sono più esposti alla malattia mentale, alla povertà, alla violenza sessuale e all’abuso di sostanze stupefacenti.

Mark Regnerus ritiene che la sua ricerca sia più veritiera delle precedenti, in quanto sono stati usati campioni più ampi e, grazie ai sostanziosi finanziamenti, ha utilizzato strumenti per tenere sotto controllo fattori come il bullismo, l’istruzione e il reddito familiare.

Ma lo studio sembra non essere così elogiato da tutti e, in effetti, i presunti efficaci metodi appaiono piuttosto discutibili. Ad esempio è stata criticata la categorizzazione nello stesso gruppo dei figli di omosessuali di tutti gli individui che hanno risposto «sì» alla domanda “Da quando sei nato fino all’età di 18 anni, i tuoi genitori hanno mai avuto una relazione con una persona dello stesso sesso?». Inutile dire che, a questo punto, parte del campione esaminato da Regnerus sia in realtà posto in categorie sbagliate. Lo stesso autore della ricerca riconosce che il paragone sia stato effettuato tra un gruppo omogeneo di famiglie eterosessuali “intatte” (i cui membri non hanno avuto alcuna esperienza gay) e un gruppo eterogeneo formato da famiglie omogenitoriali e famiglie eterogenitoriali “non intatte”.

Non meno significativo è il fatto che siano stati esaminati “giovani adulti”, cioè ragazzi già indipendenti che non vivono più nella casa dei genitori. Ciò vuol dire che, in realtà, sono state studiate le generazioni passate e non quelle attuali: fino a qualche anno fa la società vedeva in modo diverso gli omosessuali e dunque è probabile che i figli di questi ultimi abbiano ricevuto un trattamento discriminatorio e decisamente diverso da quello che vivrebbero nel presente.

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Un commento su “Studio (discutibile) contro le famiglie omogenitoriali

  1. Remo il said:

    Secondo me converrebbe anche dire che questo “mega campione” è in realtà solamente composto da 250 persone che hanno risposto di sì, quindi un campione ancora una volta piuttosto esiguo, oltreché eterogeneo e non certificato (essendosi trattato di un questionario e non di una ricerca mirata di soggetti).
    Insomma, il critico si permette di criticare per scarsità gli altri lavori che per lo meno avevano un campione omogeneo, e poi lui stesso ne adotta uno che avrebbe dovuto essere ben più ampio per essere rappresentativo dato il bias insito nella selezione.

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