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Steroidi ai feti per prevenire omosessualità femminile

 

Un recente rapporto redatto da un gruppo di ricerca della Northwestern University ha portato alla luce una pericolosa sperimentazione di ingegneria fetale, nella quale i medici utilizzano uno steroide sintetico per prevenire la nascita di femmine con comportamenti mascolini o con tendenza verso il lesbismo, la bisessualità e l’intersessualità.

La documentazione, pubblicata sull’edizione attuale di Journal of Bioethical Inquiry, è autorizzata da Alice Dreger (professore di bioetica presso la stessa università), Ellen Feder (professore di filosofia e religione alla American University) e Anne Tamar-Mattis, direttore esecutivo di Advocates for Informed Choice.

Grazie al Freedom of Information Act, le donne hanno avuto la possibilità di accedere ai dati della sperimentazione e mettere al corrente dell’impiego «estremamente problematico» di particolari interventi medici off-label su donne incinte «al fine di  costruire intenzionalmente lo sviluppo dei loro feti con scopi di normalizzazione sessuale».

Secondo i ricercatori, le donne gravide che potrebbero partorire una bambina con la condizione di iperplasia surrenale congenita – uno stato endocrinologico che comporta la manifestazione di tratti tipicamente maschili – vengono trattate con il dexamethasone. Per funzionare, tale steroide deve essere somministrato entro la quinta settimana, ossia prima che i medici possano venire al corrente dell’effettiva esistenza di iperplasia: ne risulta che dei feti in terapia, solo uno su otto presenta realmente la condizione richiesta.

Inoltre – sostiene la ricerca – tale uso off-label non previene in alcun modo l’iperplasia. Negli ’70 vi fu un caso simile con la somministrazione del DES, uno steroide sintetico causa di cancro e anomalie riproduttive nei bambini. Gli autori della relazione sostengono che la dose di dexamethasone utilizzata è dalle 60 alle 100 volte più alta rispetto al limite di tolleranza del corpo, per non parlare del fatto che il 90% dei feti non ne trae alcun beneficio.

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