Mosca censura il film sull’arresto delle Pussy Riot

pussy riot Chi dice che la Russia è sotto un regime pseudo-democratico sbaglia. Tutti sono liberi di uscire di casa, andare a fare la spesa, bere e divertirsi; le strade sono pulite e i treni arrivano in orario. Addirittura c’è chi è pronto a sostenere che Vladimir Putin sia una sorta di imperatore… ma sappiamo bene che la realtà è un’altra.

Nella Russia libera, il Presidente democraticamente eletto ha concesso la grazia alle Pussy Riot, finite in carcere per aver cantanto una canzone anti-Putin in chiesa. La Russia è così libera che le due ragazze non dovranno più subire visite ginecologiche quotidiane né andare ai lavori forzati, potranno uscire, fare la spesa e andare al cinema – ma non a vedere il documentario sulla vicenda che le ha viste protagoniste.

Dopo appena due giorni dalla loro scarcerazione (i cui motivi possono essere rinvenuti nella reazione dei Capi di Stato occidentali in vista di Sochi 2014), il cinema che avrebbe dovuto proiettare il documentario intitolato Pussy Riot: A Punk Prayer ha ricevuto una lettera ufficiale dal Dipartimento della Cultura di Mosca in cui veniva “chiesto” di annullare la suddetta proiezione e qualunque altro film che «provochi la società».

Ad annunciare il cambiamento di programma è stato Kirill Serebrennikov, direttore del Gogol Center, attraverso un messaggio su Facebook, dove inoltre pubblica una copia della lettera del Dipartimento.

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Fino a qualche tempo fa, in qualsiasi intervista, avrei ripetuto come un mantra: “Non c’è alcuna censura nei cinema”. Be’, fanculo, esiste la censura! Censura cinica, senza senso e stupida.

La lettera del Dipartimento, firmata dal funzionario Sergei Kapkov, intimava il direttore del cinema alla cancellazione dello spettacolo, al quale avrebbe dovuto seguire un incontro e una discussione pubblica con Maria Alyokhina e Nadezhda Tolokonnikova, le due Pussy Riot rilasciate poco prima delle feste natalizie.

Il capo del dipartimento culturale della città – generalmente considerato un liberale – scriveva nella lettera:

Sono rimasto scioccato quando ho appreso dello spettacolo e della discussione pubblica. Vorrei porre la Sua attenzione sul fatto che il teatro da Lei gestito rappresenta un’istituzione culturale del Governo, finanziato con i fondi della città. Lei, da direttore di questa istituzione, dovrebbe mostrare responsabilità di fronte ai fondatori e, ancor di più, di fronte al pubblico. Credo profondamente che una istituzione culturale del Governo non debba essere associata a quelle persone che provocano reazioni ambigue e la cui attività è basata sull’incitamento della società.

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