Maryland, boom di firme per referendum anti-matrimonio

Tira una brutta aria negli Stati Uniti. Dopo la proposta del pastore Worley di creare campi di concentramento per omosessuali e gli inni omofobi cantati da bambini di 4 anni sull’altare di una chiesa, il vento puritano arriva fino al Maryland, dove gli oppositori al matrimonio tra persone dello stesso sesso hanno presentato oltre il doppio delle firme richieste per indire un referendum.

La situazione del Maryland in ambito di diritti civili non riesce a districarsi da un tortuoso intreccio di leggi approvate ma non andate in vigore e di autorizzazioni discutibili fissate dai giudici. Lo Stato federato, infatti, ha già legalizzato le unioni omosessuali, anche se la norma produrrà i suoi effetti a partire dal gennaio del prossimo anno. Tuttavia, la Corte del Maryland ha da poco avviato il processo di divorzio di una coppia lesbica sposatasi in California, mostrando dunque un’enorme falla nella legislazione in materia.

In ogni caso, il prossimo novembre i cittadini degli Stati Uniti saranno chiamati alle urne per l’elezione del Presidente e, come consuetudine, si troveranno davanti ad una numerosa lista di quesiti referendari, tra cui purtroppo ci sarà quello riguardante il matrimonio gay.

Gli attivisti anti-uguaglianza hanno infatti raccolto ben 113.000 firme, superando così di gran lunga la soglia minima di 55.736 firme. Resta ancora la verifica di autenticità da parte dello Stato, che dovrà dare una risposta entro 20 giorni dalla presentazione della richiesta di referendum.

Nonostante ciò, le organizzazioni in favore dei diritti civili non sembrano eccessivamente preoccupate e affermano che il superamento della soglia minima era già previsto, ma che nell’ultimo periodo – anche grazie al supporto del presidente Barack Obama – in molti stiano cambiando il loro punto di vista al riguardo.

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