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L’ascesa della regista Céline Sciamma nel cinema francese

Classe 1980, a conoscere il suo nome è stato prima di tutti il pubblico LGBT e in particolare quello formato dalle donne omosessuali. Il primo lungometraggio di Céline Sciamma è stato, non a caso, Naissance des pieuvres – noto anche con il titolo di Water Lilies – storia cosiddetta coming-of-age sulla transizione dalla fase innocente della vita all’età adulta.

Céline Sciamma – che mai ha nascosto il proprio orientamento sessuale – ha raccontato così i patemi di un’adolescente lesbica che si scontra per la prima volta con gioie e dolori dell’attrazione omosessuale nel contesto di un piccolo paese periferico della Francia. A brillare in tutto il suo splendore sullo schermo è Adèle Haenel, all’epoca adolescente, poi diventata compagna di vita della regista-mentore (oltre che assoluta protagonista del cinema francese degli ultimi anni).

Celine Sciamma

Naissance des pieuvres, il primo coming-of-age della trilogia

Seguendo le orme di una qualsiasi produzione indipendente e per di più a tematica saffica, Naissance des pieuvres passa in rassegna nei vari festival cinematografici, domestici e internazionali, tutti più o meno di nicchia ad eccezione del Festival de Cannes, dove nel 2007 si fa notare nella particolare sezione di Un Certain Regard.

Ritroviamo la sua “inclinazione” nei confronti di Adèle Haenel in un cortometraggio contro l’omofobia, Pauline, dove appare inoltre una giovane Anaïs Demoustier.

Tomboy e l’accoglienza della critica

Nel 2011, dopo quattro anni dal suo debutto alla regia, arriva sul grande schermo Tomboy, il film che la consacra definitivamente come una delle più grandi promesse del cinema francese. Anche la sua seconda opera è di un film coming-of-age che tratta il tema dell’omosessualità e dell’identità di genere, con una giovanissima protagonista che decide di esprimere la propria natura fingendosi maschio agli occhi dei nuovi compagni. È da “maschio” che Laure / Mickäel ha il suo primo contatto con il gentil sesso; un’esperienza violentemente interrotta dall’intervento della madre e dall’umiliazione che questi deciderà di procurarle pubblicamente.

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Questa volta il lavoro di Sciamma (il cui cognome ha origini siciliane) non trova spazio a Cannes ma nel resto del mondo, con riconoscimenti e premiazioni provenienti da oltreoceano (dai festival di Philadelphia e San Francisco) e dall’Europa, ottenendo un Teddy Award alla Berlinale e due titoli presso il Torino GLBT Film Festival. Ottima anche l’accoglienza della critica, in concomitanza della quale sono però arrivate dure critiche dagli ambienti tradizionalisti e conservatori.

Bande de filles apre i confini francesi

Il suo nome non suona più nuovo e nel frattempo si fa strada tra i maggiori filmmaker del panorama transalpino: gli splendidi frutti di questi incontri verranno alla luce qualche anno più tardi. Mentre continua a coltivare le proprie conoscenze tra gli addetti ai lavori, Cèline prepara il suo prossimo film – che nel suo piccolo è rivoluzionario in quanto a rappresentazione della diversità.

Bande de filles (in italiano Diamante nero) vanta un giovane cast tutto al femminile e di colore. Al centro della scena vi sono le difficoltà e le preclusioni imposte dalla società alle donne di origine africana provenienti dalle banlieues parigine. Da un lato il salto di qualità dal punto di vista tecnico ed estetico reso possibile dall’incremento dei fondi a disposizione, dall’altro una sorta di distacco emotivo dalla narrazione che va a scontrarsi con le sue opere precedenti, evidentemente mosse da sentimenti ed esperienze personali.

Paradossalmente sarà proprio Diamante nero, il lavoro più “freddo”, a far conoscere Cèline Sciamma in tutto il mondo: sbarco al Sundance Film Festival, ottima distribuzione in Francia e discreti risultati nel resto d’Europa. In ogni caso – promette Céline – Bande de filles rappresenta la conclusione di quella che per lei è la trilogia coming-of-age: il prossimo film (del quale non esistono ancora notizie né indiscrezioni) metterà in scena tutt’altra storia e soprattutto un cast di attori professionisti. L’epoca del talent scouting è chiusa.

Céline autrice per Téchiné

Venendo al presente, la rete di conoscenze e relazioni di cui si parlava prima dà vita a due notevoli produzioni rilasciate nel 2016: Quand on a 17 ans del noto regista André Techiné e Ma vie de Courgette, film d’animazione dell’emergente Claude Barras. Entrambi largamente elogiati dalla critica, i due lavori godono di sceneggiature solide e profonde firmate, appunto, da Céline Sciamma.

Interessante notare come i temi trattati nelle suddette opere tornino nella sfera personale della sua sensibilità, ossia l’omosessualità (nel film di Techiné) e il difficile rapporto di un bambino con l’ambiente circostante. Ecco dunque il ritorno a quel sentimento vivo e sincero che ha contraddistinto i primi lavori e generato le opinioni più appassionate.