India, LGBTQ e alleati in strada per chiedere i diritti civili

DQP13_STD_Facebook_PostCentinaia di persone hanno marciato ieri per le strade di Nuova Delhi e Bangalore, in India, per chiedere al Governo diritti civili e tutela dalla discriminazione nei confronti delle persone LGBTQ. La manifestazione tenutasi nella capitale ha chiuso il Delhi Queer Pride 2013, mentre nella popolosa Bangalore ad occuparsi dell’evento sono stati i membri dell’associazione Campaign for Sex Workers and Sexual Minorities Rights.

In particolare i manifestanti chiedevano l’abrogazione di una norma in vigore nello stato di Karnataka, la quale prescrive ai suoi abitanti di vestirsi in modo conforme al proprio sesso biologico; in altre parole, viene impedito ai transgender di soddisfare la loro reale identità di genere. Oltre alla suddetta istanza, gli omosessuali e gli alleati hanno mosso la richiesta per l’approvazione di una norma che condanni i cosiddetti crimini d’odio, ossia gli abusi e le violenze motivati dai soli pregiudizi.

Mentre in Occidente potrebbe apparire come uno dei tanti Gay Pride che ogni anno vengono organizzati in tutto il mondo, per l’India – dove vige una cultura estremamente omofobica e misogina – si è trattato in realtà di un importante quanto rischioso evento, tanto che molti dei manifestanti presenti hanno indossato maschere e sciarpe a coprire il volto per evitare di essere riconosciuti dalle autorità, da parenti o colleghi.

Si sottolinea inoltre una significativa presenza di alleati, cioè di persone eterosessuali che si sono unite al corteo per supportare e dare forza alla voce delle minoranze sessuali. Tra di loro vi era anche Ashok Chauhan, dirigente di una nota azienda pubblicitaria che ha marciato insieme alle organizzazioni LGBTQ per 8 chilometri.

Gli eventi hanno ricevuto il sostegno di numerose aziende operanti a livello mondiale, tra cui la IBM, la Goldman Sachs e l’Accenture.

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