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Noto gruppo anti-gay ammette la sconfitta sui diritti LGBT

La National Organization for Marriage (NOM) nasce nel 2007 in sostegno del referendum noto come Proposition 8, che nel 2008 annullò la sentenza della Corte Suprema in favore del matrimonio tra persone dello stesso sesso in California.

NOM-logoIl gruppo conservatore riuscì a convincere il 52,1% degli elettori californiani, tuttavia da quel 4 novembre gli Stati Uniti sono cambiati profondamente in tema di diritti LGBT: la Proposition 8 e il Defense of Marriage Act vengono annullati dalla Corte Suprema, il divieto costituzionale alle unioni gay cade in diversi stati della federazione – tra cui il religiosissimo Utah – dopo una serie di sentenze.

A cambiare, però, è anche l’opinione pubblica. I più recenti sondaggi mostrano infatti che la maggioranza degli elettori statunitensi è favorevole al matrimonio LGBT, con un’alta percentuale di consenso anche tra credenti cattolici e protestanti. Per finire, il 61% dei giovani repubblicani va nella stessa direzione e gruppi in sostegno dei diritti degli omosessuali sono nati all’interno del partito conservatore.

Una vittoria giuridica e culturale per la comunità gay, una innegabile sconfitta per le organizzazioni come la NOM che hanno impiegato tempo e denaro contro la cosiddetta “marriage equality”.

Fallimento ammesso dalla stessa leader della National Organization for Marriage, Maggie Gallagher, intervistata recentemente dall’Huffington Post:

Ho dato inizio a questa battaglia perché credevo fosse importante. Non ho promesso la vittoria ma ho garantito che avrei fatto tutto il possibile per difendere il matrimonio in quanto istituzione umana universale con determinati benefici ed obiettivi. Sono soddisfatta dell’operato. Forse avrei potuto fare alcune cose diversamente ma, in sostanza, il destino era segnato.

Con la sconfitta incassata, Gallagher sostiene che i conservatori debbano ora reinventarsi e trovare nuovi modi per affermare le proprie idee, anche artisticamente:

Fu chiaro per me fin dalla lettura della sentenza USA v. Windsor che gli attivisti LGBT avevano dalla loro parte cinque voti per inserire il matrimonio gay nella nostra Costituzione. Oggi siamo nella fase “matrimonio gay in tutti i cinquanta stati”, che piaccia o meno. Cosa accade ora? Dal mio punto di vista, le persone che credono nel matrimonio tradizionale e lo ritengono fondamentale devono trasformarsi in una minoranza creativa, capace di esprimere queste opinioni sessuali per via culturale, artistica ed intellettuale, prendendo atto della nuova situazione del matrimonio in modo rispettoso ma non sottomesso.

La leader dell’organizzazione spende qualche parola anche sulla pratica del boicottaggio, spesso utilizzata dai gruppi conservatori (ma talvolta anche da quelli LGBTQ, vedi caso Barilla e Chick-fil-A) per protestare contro i marchi che esprimono apertamente la propria apertura alle nozze gay. Secondo la donna, tale strumento si rivela sostanzialmente inutile a prescindere da chi lo promuove. Per sostenere la sua posizione Gallagher cita una “celebrità” queer di YouTube, Antoine Dodson, che non accolse l’invito a boicottare una nota catena di fast food perché «i waffle fritti spaccano».

  • ilGrandeColibri

    Intanto si prendono la rivincita nell’altra metà del mondo, dalla Russia all’Africa, dove i loro insegnamenti purtroppo continuano a mietere successi…