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Bryan Fischer propone di vietare il sesso anale

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Ancora lui. Il portavoce dell’American Family Association trova sempre nuovi modi per attaccare la comunità LGBT e oggi ne propone uno che non ha nulla da invidiare a quelli precedenti. Nel suo ultimo articolo, Bryan Fischer afferma che il tentativo di vietare rapporti anali o qualsiasi pratica non protetta nella pornografia sia in realtà una mossa degli stessi omosessuali per «criminalizzare le loro pratiche sessuali»:

Un gruppo di attivisti omosessuali sta guidando una campagna per criminalizzare il sesso gay. Il sesso gay dovrebbe essere contrario alla politica pubblica e sembra che i primi passi in quella direzione siano stati presi dagli stessi omosessuali. Chi l’avrebbe mai detto?

Diciamo da anni che il comportamento omosessuale deve essere vietato dalle leggi perché è una minaccia per la salute dei cittadini. Questo comportamento è legato ad una malattia che può distruggere la vita umana ed accorciarla. È insensibile appoggiare un comportamento che sappiamo essere letale alle persone che dovremmo amare e curare.

Quindi il passo logico da compiere è ovvio: la AIDS Healthcare Foundation deve proporre un’ordinanza che punisca con una multa qualsiasi atto di sesso non protetto e, se i soldi non riuscissero a risolvere, bisognerebbe prevedere una sanzione penale per i recidivi. Se a loro importa della salute degli omosessuali, non solo di quelli che lo fanno per soldi, devono farlo.

Il portavoce AFA fa riferimento ad una legge proposta in California, terra della pornografia americana, che renderebbe obbligatorio l’uso del preservativo nella lavorazione dei film a luci rosse. Ovviamente Fischer dimentica l’impatto del porno eterosessuale e degli stessi rapporti anali tra uomo e donna, limitando la propria proposta all’ambito gay, che crede essere l’unica causa dell’AIDS.

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