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Arcivescovo anglicano contro il bullismo omofobico

Nonostante l’opinione contraria della Chiesa anglicana rispetto al matrimonio gay, la nuova guida presentata dall’arcivescovo di Canterbury e destinata alle scuole religiose tratta in modo chiaro ed esplicito il tema dell’omofobia e mette in guardia clero e fedeli dall’usare la Bibbia come giustificazione del proprio comportamento anti-gay.

L'arcivescovo Justin Welby

L’arcivescovo Justin Welby

A meno di un anno dall’annuncio arriva dunque il documento redatto da Justin Welby e intitolato Valuing All God’s Children, attraverso le cui pagine l’arcivescovo tenta di far cogliere ad insegnanti e genitori la gravità del fenomeno dell’omofobia ed in particolare del bullismo omofobico che quasi sempre si consuma tra le mura scolastiche.

Secondo Welby, per combattere episodi di odio e di intolleranza è necessario partire proprio dalle scuole – che dovrebbero educare i bambini a rispettare il prossimo oltre che trattare il tema dell’omosessualità affinché tutti gli alunni si sentano accolti e parte del gruppo.

Le scuole dovrebbero assicurare che le proprie politiche di comportamento includano disposizioni chiare sull’omofobia, quest’ultima non deve essere tollerata e non può trovare giustificazione nella Bibbia o nella fede cristiana.

Nel testo si richiamano le recenti statistiche che individuano nei giovani under 25 la maggioranza dei bulli omofobi. Ciò – scrive l’arcivescovo anglicano – «indica che i ragazzi terminano il loro ciclo scolastico con un’attitudine all’ odio».

Come fa più volte nel documento, Welby sottolinea l’importanza nonché la responsabilità della scuola nei casi di bullismo ed omofobia:

La scuola può essere uno degli ambienti sociali più omofobi. Studi effettuati in diversi paesi mostrano che i ragazzi subiscono o assistono ad atti di bullismo soprattutto durante l’orario scolastico.

Dobbiamo indagare nelle nostre scuole, non dobbiamo chiudere un occhio di fronte all’omofobia e generare ambienti ostili ai ragazzi.

Può sembrare che la fede indichi l’eterosessualità come una norma di Dio e che dunque approvi la discriminazione ai danni degli omosessuali. Pensare, credere o esprimere verbalmente quell’opinione non è di per sé discriminatorio. Le scuole della Chiesa anglicana devono assicurare ciò, ma allo stesso tempo devono creare uno spazio accogliente dove il linguaggio omofobico e le relative azioni siano inaccettabili.